Tipi di gemme

DIAMANTE

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Origine e cenni storici – I diamanti si sono formati in condizioni di pressione e calore elevatissimi a circa 200 km all’interno della terra approssimativamente 3,5 miliardi di anni fa. Trasportati in superficie dalle eruzioni vulcaniche, si rinvengono in condotti conici di roccia denominata kimberlite (depositi primari) o, se tali depositi hanno subito l’azione dilavante dell’acqua o erosiva dei ghiacciai, in antichi letti di fiumi o sulle spiagge, come per esempio in Namibia (depositi secondari o alluvionali).
La composizione chimica dei diamanti risulta di carbonio puro. Questa gemma è conosciuta fin da tempi antichissimi, e a partire dal IV secolo a.C. fino alla prima metà del secolo XVIII l’India e il Borneo furono le uniche fonti conosciute; successivamente furono scoperti i giacimenti brasiliani e, nel 1866, i ricchissimi giacimenti sudafricani. I principali giacimenti si trovano in Botswana, Russia, Sud Africa, Angola, Namibia, Australia, Repubblica Democratica del Congo. I principali centri di taglio sono a New York, Anversa, Tel Aviv, Bombay e Johannesburg.
Il diamante fu utilizzato per secoli come ornamento come lo si ritrovava in natura, fino alla scoperta del metodo e degli utensili di taglio, così come descritti da Benvenuto Cellini in un manoscritto del 1586. Il taglio più diffuso, quello a brillante, comparve in Europa nella seconda metà del secolo XVII e venne codificato nel 1919 da Marcel Tolkowsky.


Imitazione e trattamenti
– L’imitazione del diamante maggiormente diffusa a partire dal 1976 è senza dubbio la zirconia cubica o cubic zirconia, ossido di zirconio fatto cristallizzare artificialmente nella forma cubica; essa ha avuto una grande diffusione sul mercato e viene utilizzata su gioielli dal costo contenuto. Un’altra imitazione è costituita dalla moissanite artificiale ( carburo di silicio). E’ possibile anche realizzare diamanti sintetici riproducendo, attraverso una sofisticata tecnologia, pressioni e temperature simili a quelle in cui questa pietra preziosa si è formata.  I trattamenti più diffusi effettuati sui diamanti riguardano il colore e la purezza. Il primo può essere migliorato tramite il bombardamento con particelle accelerate con acceleratori ad alta tensione o usando neutroni generati in un reattore nucleare; per quanto concerne le inclusioni, esse possono essere ridotte tramite l’uso del laser.

Valore – Il valore dei diamanti è determinato in primo luogo dalla qualità delle sue caratteristiche, opportunamente individuate e classificate, e dalle loro combinazioni. Ognuna di esse, a parità delle altre, incide in modo differente sul prezzo di ogni singolo diamante. Per esempio, per ciò che concerne il peso (o caratura), l’aumento di valore avviene in maniera esponenziale, essendo un diamante di qualità tanto più raro quanto più è grande: un diamante di due carati non vale il doppio, ma più del triplo di un diamante di un carato. L’altro fattore determinante per la quotazione dei diamanti è rappresentato da una tipologia di mercato molto peculiare: la strategia concordata fra le  maggiori compagnie diamantifere è di immettere sul mercato solo la  quantità e qualità di prodotto grezzo richiesta  dai centri di taglio, immagazzinando le eccedenze. Ciò rende i diamanti uno dei beni rifugio per eccellenza nel medio e lungo periodo. Per le quotazioni gli operatori del settore fanno riferimento a una media dei valori sulle transazioni eseguite nelle varie piazze mondiali, in particolare quella di New York, il cui andamento fra domanda e offerta è riportato in un listino per gli operatori del settore: il RAPAPORT DIAMOND REPORT.

 

PERLA

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Origine e cenni storici – le perle sono gemme di origine organica. Si formano all’interno di alcune specie di ostriche quando un elemento estraneo penetra fra il guscio e il mantello del mollusco, provocando un processo immunitario spontaneo consistente nella secrezione di cristalli di calcio (aragonite o calcedonio) agglomerati da un collagene di natura organica, la conchiolina. Varie stratificazioni di conchiolina formano la perla. Alla fine dell’Ottocento il giapponese Mikimoto scoprì il modo di indurre artificialmente il processo di perlificazione introducendo in un’ostrica “Mabe” (Pteria penguin) un nucleo di madreperla. Oggi la quasi totalità delle perle utilizzate in gioielleria proviene da questo procedimento il cui risultato è comunque una gemma naturale e come tale considerata e valutata in gemmologia.

Varietà e produzione – Esistono diverse varietà di perle: le perle di mare giapponesi comunemente conosciute come Akoya, le perle di mare cinesi che utilizzano la medesima ostrica, le perle dei mari del Sud, cioè australiane, ricavate dalla Pinctada maxima, e tahitiane, provenienti dall’ostrica margaritifera, oltre a una qualità di perle di acqua dolce cinesi, ricavate dall’ostrica hyriopsis cumingi.Dopo l’introduzione del nucleo , le ostriche sono collocate in mare su zattere, dove sono costantemente controllate, ripulite dalle alghe, alimentate e mantenute alle temperature e nelle condizioni ambientali ottimali. Dopo un periodo più o meno lungo i molluschi vengono prelevati dall’allevamento per l’estrazione delle perle che nel frattempo si sono formate al loro interno. Le perle sono quindi suddivise in categorie qualitative diverse, controllate e immesse sul mercato.

Imitazioni – Anche le perle, come quasi tutte le gemme, sono oggetto di imitazione tramite essenza di scaglie di pesce, vetro, plastica ecc. Il primo aspetto da sottolineare nel caso delle perle di imitazione è che i produttori le definiscono con termini tanto fantasiosi quanto fuorvianti e ingannevoli: perle di vasca, perle di Maiorca, ecc. Il secondo aspetto è che a volte costano quasi come certi tipi di perle coltivate.

Valore – Al di là dell’incidenza dei parametri qualitativi ,altri fattori influiscono sul valore finale delle perle.
Sulle quotazioni delle perle giapponesi Akoya e delle perle australiane influiscono le scelte produttive e di controllo attuate nei paesi di origine. Il Giappone, attraverso la Japan Pearl Exporters Association, seleziona e immette sul mercato solo il prodotto che risponde a determinati parametri qualitativi, mentre le compagnie australiane sono sottoposte ad un controllo congiunto da parte del governo e di organi dei produttori stessi per limitare la quantità dei molluschi selvatici pescati (Pinctada maxima) destinati alla coltivazione secondo un sistema a quote. Inoltre il governo stabilisce il numero delle licenze per la coltivazione in base alla disponibilità dei molluschi, al fine di garantirne la sopravvivenza, e delle esigenze di mercato. Tutto ciò consente alle perle giapponesi e australiane di mantenere stabili le quotazioni, che raggiungono livelli elevati in presenza di parametri di eccellenza.
Le perle cinesi di mare invece, non sono soggette a particolari limitazioni di produzione, e ciò comporta , assieme a minori costi di coltivazione e a un livello qualitativo inferiore, quotazioni più basse rispetto alle perle giapponesi.
Le quotazioni delle perle d’acqua dolce cinesi risentono , oltre che dei medesimi fattori, anche della maggiore produttività dei molluschi utilizzati, che possono contenere da 20 a 60 nuclei.
Le quotazioni delle perle tahitiane hanno di recente risentito, nella fascia di qualità più commerciale, di una maggiore disponibilità del prodotto dovuto sia all’affacciarsi sul mercato di nuovi paesi produttori sia alla politica di incentivi messa in atto da questi ultimi. Tuttavia le perle di buona qualità hanno mantenuto quotazioni elevate e danno garanzia di tenuta del valore nel tempo.
Un altro fattore che determina le quotazioni delle perle è l’andamento dei raccolti, a volte colpiti da inquinamento delle acque o epidemie che ne limitano le potenzialità produttive.

 

ZAFFIRO, RUBINO, SMERALDO

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Origine e cenni storici – Zaffiri e rubini sono varietà del corindone che, dopo il diamante, è il minerale più duro esistenti in natura (9 punti nella scala Mohs). Chimicamente il corindone è costituito da ossido di alluminio (Al2O3) e si forma sia per diretta segregazione magmatica da rocce fuse che in seguito a fenomeni di metamorfismo. Si ritrova in giacimenti primari, ma, data la sua elevata durezza e resistenza all’alterazione, anche in misura notevole in giacimenti secondari.
Le varietà del corindone presentano diverse colorazioni: quella blu, dovuta a tracce di ferro e titanio, è lo zaffiro, quella rosso porpora, dovuta alla presenza di cromo, ferro e vanadio, è il rubino, quella rosa arancio viene denominata padparascha, che è molto rara e  raramente utilizzata. Queste tre varietà sono quelle di maggior valore gemmologico. Vi sono poi altri corindoni incolori (usati soprattutto in passato con la denominazione di zaffiri bianchi) di colore giallo, arancio, rosa (che si possono confondere coi rubini di questa tonalità), verde e viola. Tali varietà commercialmente vengono impropriamente denominate yellow zaphire, pink zaphire, ecc.
Le principali miniere dalle quali si ricava il corindone nelle sue varietà si trovano in Australia, Birmania, Cambogia, Cina, Colombia, India, Kenya, Madagascar, Sri Lanka, Tanzania, Thailandia e USA. La provenienza degli zaffiri e dei rubini è individuabile attraverso l’osservazione delle caratteristiche delle inclusioni e del colore con l’uso di appropriati strumenti di laboratorio.

Lo smeraldo è la varietà verde del berillo, che presenta anche altre colorazioni (azzurra nell’acquamarina, rosa, gialla, incolore…) e chimicamente è un bisilicato di alluminio e berillio. La particolare colorazione dello smeraldo è dovuta a tracce di ossido di cromo. Questa pietra preziosa era già commercializzata a Babilonia, il primo mercato delle gemme che si conosca, nel 4000 a.C. Storicamente, le prime miniere di cui si abbia notizia sono quelle egiziane, le cosiddette miniere di Cleopatra, attive fin dal 2000 a.C., riscoperte nel 1818. Il principale produttore di smeraldi è la Colombia, da cui si estrae circa il 30% di tutti gli smeraldi del mondo; altri giacimenti importanti si trovano in Russia e in Brasile; seguono il Pakistan, il Sudafrica, la Tanzania, lo Zambia, lo Zimbabwe, l’India.

Imitazione e trattamenti – Zaffiri, rubini e smeraldi sono frequentemente sottoposti a trattamenti volti a migliorare le loro caratteristiche di trasparenza e colore; i più utilizzati sono il riscaldamento, la tintura o “oliatura”, cioè la permeazione di pori, interstizi o fratture con sostanze coloranti, e la termodiffusione, che consiste nel riscaldamento a temperature elevate della gemma per provocare l’aumento delle distanze dei suoi atomi consentendo in tal modo la penetrazione di sostanze coloranti a partire dalla superficie. Tali trattamenti  sono correntemente accettati dal mercato, che ne tiene conto nelle quotazioni. Vengono ottenuti, infine, gemme sintetiche con vari metodi: ad esempio per mezzo della fusione alla fiamma di ossido di alluminio (il più antico, il metodo Verneuil, risale alla fine dell’Ottocento), di fusione con fondente, di sintesi idrotermale. Tali sintesi costituiscono un rischio reale per il mercato a causa dei livelli di perfezione raggiunti ,tanto che il loro riconoscimento può risultare difficoltoso anche da parte degli operatori del settore.

Valore – Il principio secondo cui non esiste una gemma uguale a un’altra vale a maggior ragione per le gemme di colore, e, quindi, anche per la loro classificazione e quotazione. La grande variabilità di alcune loro caratteristiche ne rende più complessa la sistemazione in categorie omogenee, tanto che, a differenza dei diamanti e di certi tipi di perle, gli stessi parametri e metodi di classificazione non sono del tutto universalmente condivisi.
A tali fattori , intrinseci alla natura stessa delle pietre preziose di colore, si aggiungono altri condizionamenti esterni, anch’essi determinanti per le quotazioni di mercato: l’offerta discontinua e frammentata per cause di diversa natura; l’esaurimento di alcune miniere che fornivano al mercato la qualità più rara di prodotto ; l’ubicazione di altre miniere in zone problematiche per accesso, agibilità e sicurezza, (Kashmir ,Sri Lanka, Cambogia) . Inoltre, la regolamentazione e il controllo produttivi e distributivi si limitano in genere ad alcuni casi: l’ estrazione e distribuzione degli smeraldi colombiani sono in parte controllate dallo stato, che, attraverso il Banco de la Republica, adegua l’offerta alla domanda, mettendo in riserva le eccedenze; i rubini e gli zaffiri dello Myanmar (ex Birmania) sono posti sotto il controllo dello stato sia nella fase estrattiva che nella vendita, che avviene per mezzo di aste su invito.
In certi casi, infine, ogni gemma costituisce un caso a sé stante: rubini e smeraldi con caratteristiche naturali di elevata purezza (difficili da riscontrare in gemme di questo tipo) e ottima colorazione sono molto rari, e difficilmente reperibili in pesi superiori ai 2 o 3 carati: il valore di queste gemme è quindi molto elevato, e aumenta in proporzione al loro peso. Smeraldi e rubini birmani di tale qualità di peso superiore ai 3 carati possono arrivare a quotazioni maggiori di quelle degli stessi diamanti. Le stesse considerazioni si possono fare per gli zaffiri, ma per carature maggiori e con quotazioni inferiori (a meno che non si tratti di quelli del Kashmir, ormai introvabili). Queste valutazioni valgono ovviamente per gemme non trattate, poiché l’esteso ricorso a sistemi di miglioramento di colore e trasparenza ha avuto come effetti da un lato una maggior disponibilità di prodotto con buone caratteristiche qualitative, ma dall’altro un aumento dei prezzi delle corrispettive gemme non trattate.
A meno che non siano presenti inclusioni talmente evidenti da comprometterne le caratteristiche cromatiche e la lucentezza, sono proprio questi due ultimi i parametri da tenere in maggior considerazione nell’acquisto di queste gemme. Le colorazioni più pregiate sono il rosso intenso per il rubino (il famoso sangue di piccione tipico di gemme provenienti da certe miniere birmane), e, a seguire, il rosso con sfumature arancio  o sfumature porpora più o meno accentuate; il blu intenso  per lo zaffiro (zaffiri del Kashmir), cui segue il blu con sfumature viola .Zonature di colore molto evidnti o un forte dicroismo possono abbassare il valore del 10-20%. Gli zaffiri del Kashmir e i rubini birmani possono costare da 4 a 6 volte più degli altri.
Per lo smeraldo la colorazione più pregiata è quella che prende il nome dalla gemma stessa, il verde smeraldo ,e, a seguire, il verde con sfumature grigie più o meno accentuate . La lucentezza o luminosità, a sua volta, può determinare variazioni fino al 30% in più o in meno sul prezzo.

ACQUAMARINA

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L’acquamarina è una varietà del berillo, come lo smeraldo, la cui colorazione, dovuta ad ossido di ferro, presenta diverse tonalità dall’azzurro intenso all’azzurro-verdolino. I giacimenti più importanti di questo minerale si trovano in Brasile, nella regione di Minas Gerais, dai quali si ricava la qualità più apprezzata, e in Russia, sugli Urali; altri giacimenti sono situati in Madagascar, India, Stati Uniti e Sud Africa. Le acquemarine si trovano spesso in cristalli di grandi dimensioni e perfettamente limpidi, dai quali si ricavano gemme di elevate dimensioni. Il trattamento più frequente al quale può essere sottoposta questa gemma è quello termico per intensificare il colore. L’acquamarina è di solito confusa col topazio azzurro, la cui colorazione è tuttavia più intensa e tendente al blu e il cui valore è inferiore.
Le gemme più pregiate sono quelle che presentano una colorazione azzurro intenso, anche se non manca chi apprezza le colorazioni azzurre con sfumature verdi.

CORALLO

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Origine e cenni storici – Il corallo, come la perla, è una gemma di origine organica, essendo costituito dalla impalcatura endoscheletrica ramificata secreta da colonie di piccoli polipi marini. La maggior parte dei coralli utilizzati in gioielleria è composta di carbonato di calcio sotto forma di calcite, ma ne vengono utilizzati anche alcuni a composizioni prevalentemente cornea o proteinica. Esistono vari tipi di corallo a seconda della loro composizione e provenienza: di composizione calcarea e provenienti dal Giappone, Cina, Indocina, Filippine e altri arcipelaghi degli oceani Indiano e Pacifico sono il Corallium elatius, japonicum e secundum, con colorazioni che variano dal rosa al rosso arancio, rosso bruno e, nella qualità Heliopora coerulea, azzurra; di provenienza dal Mediterraneo è il Corallium rubrum, di colore rosso intenso, rosa, bianco, arancio e rosa-arancio (tonalità molto ricercata conosciuta con la denominazione di “pelle d’angelo”); di provenienza dai mari tropicali vi sono alcuni tipi di corallo a composizione mista e di varie colorazioni e struttura (compresa quella a bastoncini di bambù), a composizione cornea, di colorazione bruno scura, infine a composizione proteinica, come il corallo nero.
Anche il corallo è una gemma usata fin da tempi antichissimi, come testimoniano alcuni frammenti di collana ritrovati in Anatolia e risalenti a circa 6000 anni fa, e lo si riteneva una pianta marina fino a quando il medico francese Peyssonel, agli inizi del Settecento, scoprì la sua origine animale. Fin dall’antichità il corallo, forse per la sua colorazione, fu ritenuto un potente talismano contro gli influssi negativi e dotato di particolari proprietà terapeutiche: ciò ne spiega, assieme all’apprezzamento per le sue qualità estetiche, la grande richiesta e diffusione nel corso dei secoli.

Imitazioni e trattamenti – Il corallo viene generalmente lavorato in sfere, cilindretti, cabochon, cammei e oggetti ornamentali. Per le sue imitazioni vengono usati vetro, porcellana, plastiche, impasti a base di polveri varie, conchiglie, madrepore tinte e corallo sintetico. I trattamenti più usati sono le tinture, per dare uniformità o maggiore intensità al colore, che possono svanire nel tempo, e l’impregnazione con cera, paraffina o plastica, per nascondere le imperfezioni della superficie e aumentarne la brillantezza.

Valore – Il valore del corallo dipende principalmente dalla sua colorazione: la qualità pelle d’angelo è la più pregiata, seguita dal corallo moro, di colorazione rosso intensa. Nelle collane è ovviamente determinante anche la misura delle sfere che la compongono, e quando tale parametro si combina con quello del colore si possono raggiungere quotazioni molto elevate, simili a quelle della migliore qualità di perle Akoya. Per gli oggetti ornamentali dei cammei assume rilevante importanza anche la lavorazione: vi sono infatti certi manufatti che sono il risultato di un lunghissimo lavoro di altissimo artigianato.

TOPAZIO

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Il topazio è chimicamente composto da fluoro idrossisilicato di alluminio, ed è una gemma allocromatica, cioè incolore se non fosse per la presenza di elementi cromofori in traccia o centri di colore. Le colorazioni possono andare dal giallo al giallo-arancio intenso (topazio aureo), al rosa, rosa-arancio e viola fino al blu chiaro e al verde. Confuso in tempi antichi con altre gemme, solo nel 1737 fu individuato come specie mineralogica a sé stante. I principali giacimenti si trovano in Australia (varietà incolore, blu e giallo molto chiari), in Brasile (varietà da giallo-arancio ad arancio-bruno), Germania, Madagascar, Messico, Myanmar, Nigeria, Pakistan, Russia, Sri Lanka e Stati Uniti.
Il topazio può essere facilmente confuso con altre gemme naturali (acquamarina, corindone, quarzo, tormalina) e altri prodotti artificiali. Può essere trattato termicamente o per irraggiamento per accentuarne la colorazione. Le varietà più pregiate di questa gemma sono quelle di colorazione gialla e blu intese.

LAPISLAZZULI

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Il lapislazzuli è costituito da diversi minerali, il principale dei quali è la lazurite, che conferisce alla gemma la sua colorazione blu più o meno intensa; le punteggiature gialle sono dovute alla presenza di pirite, e le zonature biancastre alla calcite. Il commercio dei lapislazzuli risale ai tempi dei Sumeri; in seguito, all’epoca delle seguenti civiltà mesopotamiche, si espanse talmente da costituire una vera e propria “via del lapislazzuli” fra le più ricche città babilonesi prima e iraniane poi. Il giacimento storicamente più importante si trova in Afghanistan, mentre altri di minore importanza sono situati in Birmania, Canada, Cile, Russia e Stati Uniti.
I tagli più diffusi di tale gemma sono a superficie piana, a cabochon o a sfera per comporre collane. Il lapislazzuli viene inoltre utilizzato per realizzare oggetti ornamentali, e in passato veniva usato per i mosaici e per il rivestimento di altari e pareti. La polvere di questa gemma veniva inoltre usata per la fabbricazione del colore blu in pittura. Questa gemma può essere confusa con il diaspro, con l’azzurite, la lazulite e il vetro artificiale. Essa può essere trattata con tinte per migliorarne il colore e con paraffina per nasconderne le imperfezioni. La qualità più pregiata è quella di colorazione blu intenso ben punteggiata di pirite, e, a seconda delle dimensioni, può raggiungere quotazioni elevate, vicine a quelle del migliore corallo.

TURCHESE

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La turchese è un idrossifosfato idrato di rame e alluminio, con colorazioni blu chiaro in diverse tonalità, verde, verde-blu, verde-grigio e verde-giallo, e di solito opaco. Questa gemma ha la tendenza a cambiare il suo colore di origine con l’esposizione a elementi esterni, come la luce e l’aria, tendendo al verde in modo più o meno marcato e rapido, a meno che il materiale non venga stabilizzato con appositi interventi di impregnazione per mezzo di cera, paraffina od oli minerali, trattamenti che vengono utilizzati anche per rendere più vivace la colorazione, o sottoponendola a disidratazione. E’ frequente e diffuso l’uso di polvere di turchese mescolata a sostanze aggreganti per realizzare gemme in tal modo ricostruite. La qualità migliore, di colore azzurro intenso ed uniforme, si ricava dalle miniere iraniane, conosciute e sfruttate sin dal 2000 a.C.; altri giacimenti, utilizzati a partire dal 4000 a.C., sono nel Sinai, quindi in Messico, sfruttati fin dal tempo degli Atzechi, in Brasile, Cina, Cile, Stati Uniti e Uzbekistan.
La turchese viene tagliata prevalentemente a cabochon, a sfere per formare collane e anche intagliata per realizzare oggetti ornamentali. Per quanto concerne il suo valore commerciale, esso è molto legato alle tendenze di mercato e alle mode: in oriente questa gemma è molto apprezzata in quanto viene ritenuta un portafortuna; la qualità di colore azzurro intenso viene comunque considerata fra le pietre dure di maggior pregio.

GIADA

giada

Col termine commerciale giada vengono indicati due distinti minerali: la giadeite e la nefrite. Il primo è un silicato di sodio e alluminio, il secondo un idrossifluorosilicato di calcio, magnesio e ferro. Le colorazioni di questi minerali vanno dal violaceo al giallo-verdastro, verde, verde intenso, arancio, rosso, rosso-bruno, giallo bruno, bruno. Entrambi si possono ritrovare da semitrasparenti a opachi. Sono fra le più antiche gemme conosciute e lavorate dall’uomo fin dalla preistoria. La nefrite era molto diffusa in Cina e utilizzata, oltre che per ornamento, specialmente per la realizzazione di oggetti sacri o celebrativi del prestigio dei mandarini, assumendo nel corso dei secoli il significato simbolico di amore e virtù umane (esemplificative sono le raffigurazioni del Budda). La giadeite, a sua volta, fu usata fin dal 4500 a.C. in Giappone, e moltissimi ritrovamenti archeologici testimoniano la grande importanza attribuita a questa gemma da parte di diverse civiltà dell’America centrale, dagli Olmechi ai Maya e agli Aztechi (maschere celebrative, teschi, ecc.). I giacimenti di nefrite conosciuti da più tempo sono quelli dell’Asia centrale, fruttati dai cinesi fin dal Neolititico, in Russia, in Nuova Zelanda, Australia, Stati Uniti e Canada; la giadeite si ritrova in Birmania, in Guatemala, Russia, Giappone e Messico.
La giada viene ancora molto impiegata per la realizzazione di oggetti e, tagliata a sfere, per collane, bracciali, ciondoli. Può essere trattata per irraggiamento o tinteggiatura (soprattutto la giadeite) per ottenere variazioni del colore. Il valore della giada arriva a livelli molto elevati per gli oggetti di raffinata e genuina lavorazione cinese; come gemma ornamentale è elevato nella qualità più rara, la cosiddetta giada imperiale, di colorazione verde smeraldo.

OPALE

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L’opale è una sostanza colloidale costituita da silice amorfa idrata che presenta sovente impurità di calcio, magnesio, alluminio e ferro; la sua composizione chimica può quindi variare, così come il suo colore e la sua trasparenza, anche per la presenza di acqua in percentuali variabili dall’uno al 20%. Quest’ultima caratteristica influisce direttamente sul peso specifico, la durezza, l’indice di rifrazione della luce e lo stesso aspetto della gemma, che può presentare diverse fratture a seguito della perdita di molecole d’acqua. L’opale è generalmente da traslucido a trasparente e si ritrova in natura con qualsiasi colorazione, tanto che in commercio vengono utilizzati termini descrittivi basati sulla colorazione e i giochi di luce per indicare le diverse qualità: opale nobile, con diverse colorazioni di fondo e iridescenze a macchie grandi sfumate; opale arlecchino, con fondo grigio nerastro e iridescenze a chiazze piccole e definite; opale di fuoco, da giallo arancio a rosso intenso, raramente iridescente; opale girasole, quasi trasparente con riflessi blu chiari; opale comune, in genere biancastro-grigiastro e traslucido; opale latteo, di colore lattiginoso con riflessi blu-verdi e trasparente; ialite, incolore e trasparente; idrofane, bianco-grigiastro; opale matrice, a matrice bruna-marrone e iridescenza varia, ecc. Circa il 90% dell’opale oggi in commercio proviene dall’Australia; altri giacimenti si trovano in Brasile, Messico, da cui provengono le qualità opale nobile e opale di fuoco molto pregiate, e Stati Uniti. In Europa la località più nota è nell’ex-Cecoslovacchia, che rappresentò l’unica fonte di approvvigionamento dall’epoca romana fino al XIII secolo.
L’opale gode di fama variabile: in molti paesi è considerato apportatore di fortuna, capace di allontanare il malocchio e di preservare in buona salute, mentre in altri, soprattutto a partire dal XIX secolo, ha fama di portare sfortuna, una superstizione probabilmente dovuta al fatto che i gioiellieri erano spesso costretti a risarcire i danni provocati su una gemma così fragile nel corso di diverse lavorazioni. L’opale viene tagliato principalmente a cabochon se opaco o semitrasparente, sfaccettato se trasparente. Sono abbastanza frequenti le doppiette di opale nobile (quarzo incolore o vetro su cui viene incollato uno strato di opale). L’opale può essere trattato per mezzo di impregnanti colorati allo scopo di scurire il colore di fondo o incolori per esaltare l’iridescenza e celare le fessurazioni della superficie. La varietà più pregiata è l’opale nobile, con colorazione dominante bianco-lattiginoso, tendente al celeste, con marcata iridescenza: a partire da certe carature queste gemme possono raggiungere quotazioni elevate.

TORMALINA

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Con questo termine si indica una famiglia di minerali dalla composizione chimica molto varia e complessa. Le tormaline presentano una grande gamma di colori e, poichè pietre con colore molto simile possono avere composizione chimica diversa, più che essere suddivise in base al nome dei singoli minerali vengono individuate secondo il loro colore: le più note sono l’acroite, incolore, la siberite, viola, l’indicolite, blu-azzurra con sfumature veri, la verdelite, verde, la dravite, di colore bruno, l’uvite, bruno chiaro, la rubellite, rossa, lo sciorlo, nera, infine la tormalina policroma, a più sfumature di colori. I giacimenti di tormaline sono numerosi, presenti in tutti i continenti: per citarne alcuni dei più importanti, si segnalano quelli in Afghanistan, Brasile, Russia, India, Cina, Madagascar, Kenya, Sri Lanka, Mozambico ecc. Questa gemma fu molto utilizzata come pietra decorativa al tempo dell’Impero Romano, ma si diffuse in Europa a partire dal Settecento ad opera degli Olandesi che iniziarono a commercializzare le tormaline dello Sri Lanka: fu in tale periodo che venne coniato il termine per indicare tali gemme.
Le varietà trasparenti della tormalina vengono sfaccettate, mentre quelle semitrasparenti od opache sono tagliate a cabochon. Data la grande varietà di colori e sfumature, le tormaline possono essere confuse con molte altre gemme: i berilli, i corindoni, i granati, i quarzi, i topazi sono i più comuni. Una distinzione sicura si può effettuare sulla base delle principali caratteristiche fisiche, come l’indice di rifrazione e la densità. Le tormaline possono essere trattate termicamente o per irraggiamento, in modo permanente, per ottenere colorazioni più apprezzate di quelle originarie. Possono anche essere trattate con acido per rimuovere residui di materiale nelle fessure superficiali. Per quanto riguarda il valore commerciale delle tormaline, anche se esse non sono molto ricercate sul nostro mercato, occorre tuttavia segnalare che in genere mantengono quotazioni abbastanza elevate e stabili.

AMBRA

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Col termine ambra si indicano alcune varietà di resine fossili, cioè resine che nell’arco di milioni di anni hanno subito una serie di trasformazioni tali da renderle dure e di aspetto vitreo. Chimicamente l’ambra è formata per il 79% da carbonio, il 10,5% da idrogeno e il 10,5% da ossigeno e mineralogicamente è amorfa, cioè non presenta struttura cristallina. Può essere sia lucida che opaca, e il suo colore va dal giallo arancio al bruno scuro e, più raramente, può essere verde, blu, rossa o nera. Le principali varietà sono la succinite, di origine baltica,la più conosciuta, la burmite, proveniente dalla birmania, la rumenite, di origine rumena, la walcovite, dalla Modavia, e la retinite, o ambra di Santo Domingo, che ha origine dalle piante leguminose, è di formazione più recente ed è ricca di inclusioni di insetti e vegetali.
L’uso dell’ambra risale a tempi antichissimi: statue di questo materiale sono state ritrovate in tombe dell’epoca neolitica; a partire dal 3000 a.C., attraverso le “vie dell’ambra”, questo materiale venne introdotto nell’area mediterranea, dove fu utilizzato dagli Etruschi, dai Fenici e dai Romani. Fin da allora l’ambra fu utilizzata sia per ornamento personale che per la realizzazione di oggetti di culto e di uso quotidiano. Famosissima è, al riguardo, la “camera d’ambra” nel palazzo d’estate degli zar presso San Pietroburgo, le cui pareti erano rivestite di questo materiale; dopo l’invasione dell’allora Unione Sovietica da parte delle truppe naziste se ne è persa la traccia. Come gemma l’ambra è lavorata a forma di ovoide e talvolta sfaccettata o in forme irregolari lucidate. Essa viene imitata principalmente con resine naturali come il copale, la gomma kauri e la gutta percha o resine artificiali e sintetiche.: talvolta all’interno di tali materiali vengono aggiunti insetti o altro materiale per farli sembrare autentici. Un’altra imitazione dell’ambra viene ottenuta attraverso frammenti pressati assieme (ambra ricostituita). I trattamenti cui può essere sottoposta l’ambra sono diversi: da quelli termici in sabbia o in olio, per irraggiamento, con coloranti naturali o vernici e resine naturali, volti all’invecchiamento o alla trasformazione cromatica del materiale. Il valore dell’ambra è sempre abbastanza elevato quando si tratta di collane di grosse dimensioni e di buon colore. I pezzi che racchiudono certi esemplari di insetti possono raggiungere valori elevati.

GRANATO

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I granati sono silicati di un metallo bivalente (magnesio, ferro, manganese, calcio) e di un metallo trivalente (alluminio, ferro, cromo). La famiglia di questi minerali comprende varie specie, diverse per colore e composizione chimica: piropo, da rosso a rosso-bruno, almandino, di colore rossastro, spessartina, da giallo bruno a rosso-arancio, grossularia, da incolore sino a giallo, arancio o bruno, andradite, giallo-verde, gialla e nera, uvarovite, di colore verde intenso. Le varie specie di granati si ritrovano praticamente in tutti i continenti. I granati vengono utilizzati sia come gemma che per la produzione di oggetti ornamentali; possono essere confusi con tormaline, smeraldi, rubini, quarzi e altre gemme meno note. Molto diffusi e utilizzati, il valore commerciale dei granati è piuttosto contenuto.

QUARZO

quarzo

Il quarzo è il minerale più comune della crosta terrestre e raggruppa un numero elevatissimo di varietà che vengono suddivise un due gruppi: quarzo macrocristallino e microcristallino. Appartengono al primo gruppo il quarzo incolore o il cristallo di rocca, il quarzo viola o ametista, il quarzo giallo-arancio o citrino, il quarzo bruno o affumicato, il quarzo rosa, il quarzo blu, il quarzo occhio di tigre, il quarzo rutilato o capelli di Venere e molte altre qualità meno note di tutte le colorazioni. Al secondo gruppo appartengono il calcedonio, di colore bianco, giallastro e azzurro violaceo, il quarzo corniola, da rosso-arancio a bruno, il crisoprasio, verde, l’agata di diversi colori, l’onice, il diaspro ecc. Oltre che come gemma, il quarzo trova molte applicazioni anche in campo tecnico (si pensi agli orologi al quarzo). Le varietà di quarzo possono essere confuse con diverse gemme naturali, comprese i topazi, e a volte viene commercializzato come tale (per esempio il quarzo citrino e blu). Può subire trattamenti termici e impregnazioni per alterarne il colore, e viene anche prodotto artificialmente con il metodo idrotermale in molte colorazioni, tra le quali il blu trasparente, che non si trova in natura.
I quarzi macrocristallini erano ben noti ai popoli antichi: nel 3000 a.C. cristallo di rocca e ametista venivano usati in Egitto e in Oriente per produrre collane, uso conservato presso gli Etruschi e i Romani: Le varietà di quarzo microcristallino, a loro volta, ebbero un larga diffusione a partire dal 6500 a.C. sia in gioielleria che nella glittica (arte di incidere le gemme), fino a diventare le gemme maggiormente diffuse nell’antichità. Il valore dei quarzi usati in gioielleria non è elevato ed è assimilabile a quello dei granati.