La classificazione delle gemme

DIAMANTI
I diamanti vengono classificati in base a 4 criteri fondamentali, le famose 4C:
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CARAT (peso): indica il peso di un diamante e corrisponde alla quinta parte del grammo; un carato è a sua volta diviso in 100 punti; la grandezza di un diamante, a parità di taglio, è proporzionale al suo peso.

CUT (taglio): è l’intervento più delicato e importante che l’uomo compie sul minerale grezzo per conferirgli forma e brillantezza, eliminarne il maggior numero di imperfezioni e ottenere una gemma col maggior peso possibile. La complessità delle operazioni di taglio, dall’atto iniziale di sfaldatura attraverso le varie fasi di sfaccettatura sino alla politura finale, si accompagna quindi all’esigenza di osservare il giusto equilibrio fra forma, purezza, dimensioni, proporzioni e riflessione della luce. Una prima distinzione che occorre operare per la valutazione di questo parametro è quella fra la forma e la qualità. La prima sta ad indicare l’aspetto che assume una pietra preziosa al termine delle operazioni di taglio; la seconda riguarda le dimensioni, le proporzioni e la politura delle faccette.

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La forma è essenzialmente una questione di gusto e di tendenze; tuttavia la più diffusa e apprezzata, nonché quella che conferisce maggior brillantezza alla gemma, è la forma a brillante rotondo (altre forme sono quelle a smeraldo, ovale, a goccia, ecc.).
Il taglio a brillante rotondo si presenta come una piramide tronca superiore (corona) la cui base à unita a una piramide rovesciata inferiore (padiglione). Il punto di congiunzione è detto cintura. La corona, a sua volta, è costituita da una parte orizzontale superiore (tavola), da 8 faccette fondamentali, 8 faccette a stella e 16 faccette di traverso. Il padiglione comprende 8 faccette fondamentali inferiori e 16 faccette di traverso inferiori. Il totale è di 56 facce più una tavola (a volte è presente anche una tavola inferiore). Del taglio a brillante rotondo sono state realizzate diverse varianti con più sfaccettature, con l’intento di incrementare la lucentezza; tuttavia la più diffusa è quella sopra descritta.
La qualità del taglio è determinante per ottenere la massima brillantezza del diamante attraverso il rispetto di proporzioni e livelli di finitura tali da consentire alla luce, una volta penetrata attraverso la parte superiore della gemma (tavola), di essere rinviata, di nuovo attraverso la tavola, all’occhio dell’osservatore. I vari fenomeni ottici che conferiscono la brillantezza finale al diamante (riflessione, rifrazione e scintillio o “fuoco”) vengono esaltati e valorizzati in misura direttamente proporzionale alla qualità del taglio. I parametri ideali del taglio a brillante rotondo sono stati messi a punto nel cosiddetto “taglio ideale” Tolkowski: tali parametri, unitamente al livello di politura delle superfici esterne, consentono la classificazione della qualità del taglio in Ideal, Excellent, Very Good, Good, Poor, Fair.

COLOR (colore): pur esistendo diamanti di varie colorazioni naturali (“fancy”), alcuni dei quali molto rari e costosi, quelli più diffusi e conosciuti hanno diverse tonalità di bianco a partire dall’assenza totale di colore.

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CLARITY (purezza o caratteristiche interne): indica le inclusioni all’interno dei diamanti e, in alcuni casi, anche le imperfezioni presenti sulle sfaccettature visibili alla lente a dieci ingrandimenti.

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PERLE
Le perle sono generalmente classificate e valutate in base alle dimensioni, la forma, l’aspetto e la qualità della superficie, il colore, la lucentezza, il livello di coltivazione.

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DIMENSIONE – esprime la misura in mm del diametro delle perle; in quelle non rotonde esso viene misurato in lunghezza e larghezza. Le perle Akoya arrivano generalmente fino a 9 mm, in casi rari a 10-11 mm; quelle australiane e tahitiane generalmente vanno da 10 mm a 15-16 mm, arrivando in casi eccezionali fino a 20-21 mm. Le perle d’acqua dolce arrivano a 7-8 mm nelle forme sferiche, ma nelle forme non rotonde si possono raggiungere misure superiori.

FORMA- nelle perle giapponesi può essere barocca o semibarocca (sono forme più o meno irregolari, a goccia o a pera) semisferica in vari gradi e sferica. Alcuni sistemi classificano questa caratteristica delle perle giapponesi da AAA ad A, a partire dalla perfetta sfericità. Le perle australiane e tahitiane possono essere sferiche (molto rare), semisferiche, a bottone, barocche, semibarocche, cerchiate, a goccia. Quelle d’acqua dolce possono variare dalle forme più irregolari fino a quelle simili alle australiane (nelle misure grandi) e a quelle semisferiche e sferiche (nelle misure piccole e medie).

SUPE%FICIE – con tale parametro si classificano i difetti visibili a occhio nudo sulla superficie delle perle. La classificazione di questa caratteristica può variare di diversi gradi secondo i sistemi adottati, in base al tipo di perla e in presenza di singole perle o fili. I difetti della superficie perlacea delle perle Akoya, secondo una classificazione utilizzabile anche per le perle d’acqua dolce, sono suddivisi in assenti, lievissimi, lievi, apparenti o evidenti in diversi gradi. Altri metodi classificano questa caratteristica con le sigle AAA, AA, A, secondo un numero o una percentuale crescenti di difetti; per le perle tahitiane e australiane viene utilizzata una scala che va dalla qualità A (superficie con leggeri difetti) alla qualità D (superficie con difetti molto evidenti).

COLORE – il colore delle perle è una combinazione fra un colore di base, predominante, e altre sfumature. Le varie combinazioni di toni che ne derivano sono molto apprezzabili non solo perché incrementano la bellezza di una perla, ma anche perché stanno ad indicare uno strato di nacrè o perlagione spesso, oltre che la sua elevata luminosità. Le perle giapponesi Akoya presentano fondamentalmente quattro colori di base: bianco, crema, rosa e giallo con diverse sfumature grigio, rosa o verde. Il colore è quanto mai un parametro soggettivo: tuttavia i colori più apprezzati sono il bianco con tonalità rosa, il grigio-argento sfumato rosa o il rosato chiaro (classificate, secondo alcuni metodi, AAA, secondo altri Eccellente/Ottimo); l’argento chiaro, il bianco con sfumature rosa o il rosa (AA; Buono-Molto buono); il bianco, il bianco con sfumature rosa, grigie o verdi (A; Buono); infine il color crema, marron o giallo (Mediocre-Scarso). Le perle Tahitiane presentano una gamma di colori predominanti che va dal nero al grigio, blu, verde e marron, spesso combinati di volta in volta con sfumature rosa, oro, argento, verde pavone. Le più apprezzate sono quelle nere con sfumature verde pavone. I colori delle perle australiane sono comunemente classificati, secondo un ordine di apprezzamento, in bianco, rosa, argento, blu, grigio, crema, giallo, verde e oro; anche in questo genere di perla le varie sfumature ne aumentano il pregio. Nelle perle d’acqua dolce il colore più comune è il bianco, seguito dal rosa, ma si possono trovare anche colorazioni diverse, come lavanda, rosa pesca, grigio. Altre colorazioni accentuate di grigio, nero, crema, giallo, rosa sono indotte tramite trattamenti.

LUCENTEZZA – questo parametro indica il livello di brillantezza, luminosità e riflessione della luce sulla superficie delle perle. Anche questo è un elemento di valutazione molto importante, e in genere viene classificato in Eccellente (AAA), Molto buono, Buono (AA), Medio (A), Mediocre o Scarso (B).

COLTIVAZIONE- indica lo strato di superficie madreperlacea o nacrè attorno al nucleo. Questo parametro è importante soprattutto per la valutazione delle perle giapponesi, poiché le perle dei mari del Sud, grazie alla loro lunga coltivazione, presentano uno spessore molto elevato e quelle di acqua dolce sono in genere costituite
di carbonato di calcio senza nucleo (anche se da alcuni anni vi è in commercio un prodotto con nucleo di perla d’acqua dolce). Uno strato di perlagione superiore ai 0,5 mm è considerato Eccellente (AAA); da 0,35 a 0,5 mm Ottimo (AA); da 0,2 a 0,35 mm Buono (A), inferiore a queste misure è ritenuto Scarso. Un buon livello di coltivazione è indispensabile per una buona lucentezza e un apprezzabile colore.

Per i fili di perle si può tenere in considerazione un ulteriore criterio di valutazione, l’omogeneità delle varie caratteristiche delle singole perle che compongono il filo, cioè l’uniformità del filo stesso.
La combinazione delle diverse caratteristiche determina il valore delle perle ed è convenzionalmente sintetizzata, a parità di dimensioni, in COMMERCIALE, BUONA (A), OTTIMA (AA) ed ECCELLENTE o EXTRA (AAA).
Tenuto conto delle differenze di classificazione e di valutazione di alcuni parametri sopra specificate, questa scala può essere utilmente adottata per tutti i tipi di perla.

GEMME COLORATE
Per la classificazione delle gemme colorate vengono utilizzati, pur con valutazioni differenti, gli stessi parametri di peso, taglio, purezza e colore usati per i diamanti.

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PESO – Per esprimere il peso delle gemme colorate si usa il carato come per i diamanti.

TAGLIO – Il criterio principale di cui si tiene conto nel taglio di queste gemme è quello di sfruttare la loro colorazione migliore; come avviene per il diamante, si tenta poi di eliminare le parti difettose del materiale grezzo pur cercando di mantenere il maggior peso possibile. Le proporzioni fra la parte superiore (tavola e corona) e quella inferiore (padiglione) delle gemme, inoltre, non rispondono a regole così rigide come per il diamante. I tipi di taglio più frequenti sono i seguenti:

Taglio a gradini – usato in combinazione con forme di taglio rettangolari, ovali e quadrate, presenta una tavola superiore e un padiglione tagliato a faccette a scalare parallele alla cintura.
Taglio a cuscino – presenta numerose sfaccettature sia nella parte superiore della gemma che in quella inferiore su una forma ovalizzata/squadrata, e, poiché è praticato per ottenere il massimo peso dalla pietra, a volte può essere leggermente asimmetrico.
Taglio smeraldo – si tratta di un taglio a gradini su una forma ottagonale, molto usato per lo smeraldo.
Taglio ovale – il più diffuso per le gemme di colore, presenta numerose sfaccettature nella parte superiore e in quella inferiore della gemma su forma ovale. E’ un taglio sempre simmetrico. A seconda delle pietre e delle loro specifiche caratteristiche, per ottenere il massimo peso compatibilmente con l’eliminazione delle inclusioni più evidenti e il massimo risultato di luminosità, il padiglione può essere tagliato sia a gradini che a sfaccettature miste, quindi può essere alto o basso a seconda dei casi.
Taglio a cabochon – è molto usato per le gemme non trasparenti, come per esempio il corallo, il lapislazzuli, la turchese, ecc.; è semisferico e liscio nella parte superiore della gemma, e in quella inferiore può essere piatto o leggermente semisferico.
Taglio misto – è un taglio cabochon col padiglione sfaccettato.
Tagli fantasia – come per il diamante, anche per le gemme di colore esistono forme di taglio meno diffuse: quadrate, a baguette (rettangolo molto allungato), a navette o marquise, a goccia, a pera, ecc.
Altri tagli – alcune gemme possono essere intagliate a forma di oggetti, come giada, avorio, corallo; tagli molto semplici sono utilizzati più frequentemente di altri per certe gemme, come la forma ovoide per l’ambra o la forma sferica per le gemme non trasparenti al fine di ricavarne collane (corallo, lapislazzuli, turchese, giada, ecc.). Alcune gemme possono infine essere incise in superficie, come avviene per i cammei, secondo le procedure di un’arte conosciuta fin dai tempi antichi: la glittica.

PUREZZA – Il metodo di classificazione delle inclusioni nelle gemme colorate messo a punto dal G.I.A. (Gemmological Institute of America) prevede la loro preventiva suddivisione in tre tipologie e la conseguente classificazione delle caratteristiche interne e/o esterne in cinque livelli, secondo una nomenclatura e sigle simili a quelle adottate per il diamante, corrispondenti ad una valutazione qualitativa:
Gemme di tipo 1: sono quelle che di solito presentano inclusioni difficilmente rilevabili anche alla lente a 10 ingrandimenti (per es. acquamarina, ametista, topazio blu, ecc.).
Gemme di tipo 2: sono quelle caratterizzate da inclusioni più o meno evidenti (per es. zaffiro, rubino, tormaline, ecc.).
Gemme di tipo 3: sono quelle praticamente introvabili senza inclusioni, come per es. lo smeraldo.
Tale suddivisione risponde anche allo scopo di valutare le caratteristiche interne in modo differente fra i vari tipi di gemme.

COLORE – Il colore è forse il parametro che maggiormente incide sulla valutazione della maggior parte di questo tipo di gemme. Inoltre, assieme alle caratteristiche interne, può rivelare ai gemmologi sia le tracce di eventuali trattamenti che la provenienza stessa di diverse tipi di pietre preziose. La classificazione di questo parametro nelle gemme colorate è quanto mai complesso, date le innumerevoli combinazioni di colori e tonalità, luminosità e sfumature che i minerali possono presentare in natura, tanto che, al momento, non si è ancora giunti a regole universalmente condivise. La classificazione messa a punto dal G.I.A. (Gemmological Institute of America), per esempio, si basa sul sistema di classificazione dei colori di Munsell, riconosciuto da diverse normative internazionali. Cercando di semplificare, questo metodo individua tre caratteristiche principali dei colori: la tinta o tonalità (hue), che definisce i colori nelle varie sfumature partendo dalle colorazioni di base (rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco, violetto); la luminosità (tone), che è la lucentezza, la capacità di un colore di riflettere la luce; la saturazione (saturation), che è l’intensità di un colore. Su tali basi il G.I.A. ha messo a punto un set di pietre campione di 31 colori, ognuno dei quali può essere caratterizzato da 10 livelli di luminosità e 6 gradi di saturazione, dando luogo a combinazioni assai complesse, rese possibili attraverso analisi condotte con adeguati strumenti di laboratorio.
A fini commerciali, si è diffusa la consuetudine, come per le perle, di classificare con un unico giudizio complessivo il colore, da eccezionale a molto buono, buono e commerciale secondo la combinazione dei vari parametri. Ai fini pratici suggeriamo di prendere visione delle gemme riprodotte nella relativa sezione per avere un’idea dei parametri di eccellenza di ciascuna, con l’avvertenza che solo l’osservazione diretta può trasmettere alla vista la sensazione più corretta delle varie caratteristiche legate al colore delle gemme.

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